permanenza – ex off lenzi

T1.1

IL VUOTO

Il nostro corpo riceve la vita dal profondo del nulla. Esistere dove non vi è nulla è il significato della frase: “la forma è il vuoto”. Il fatto che tutte le cose traggano sostentamento dal nulla è il senso del motto: “il vuoto è la forma”. Sarebbe errato pensare che si tratti di due concetti distinti.

Hagakure, Yamamoto Tsunetomo

Il vuoto viene anche definito come “spazio completamente privo di materia / condizione di rarefazione della materia contenuta in un recipiente”. La città è convenzionalmente costituita da un’al- ternanza di pieni e di vuoti. La realtà è che sottili membrane – i muri – separano il vuoto esterno dal vuoto interno. Noi viviamo nel vuoto e le proporzioni che esso instaura con i limiti che lo de- finiscono ci trasmettono sensazioni differenti; la solennità di una navata, l’intimità di una camera da letto, l’alienazione di una piaz- za troppo grande, il piacere di una strada all’interno di un borgo medioevale. Il grado di rarefazione del vuoto è ciò che l’architettu- ra può modulare tramite la modellazione della materia. 

 

TEMPO

Il montaggio, in ultima analisi, è soltanto una variante ideale del colle- gamento dei piani che è già contenuto a priori nel materiale ripreso sulla pellicola. Montare correttamente un film significa non disturbare l’unio- ne organica delle singole scene e inquadrature, poiché esse, per così dire, si montano anticipatamente da sé, dato che dentro di loro agisce la legge in base alla quale esse vengono unite e che occorre soltanto comprendere e av- vertire effettuando, in obbedienza a essa, la giunta o il taglio di questo o quel fotogramma. Avvertire la legge della correlazione, del collegamento delle inquadrature, talvolta è tutt’altro che semplice, specialmente quando la sce- na è stata girata in maniera imprecisa. Allora al tavolo di montaggio non avviene un semplice collegamento – logico e naturale – dei vari brani, ben- sì una tormentosa ricerca del principio di unificazione dell’inquadratura, durante la quale gradualmente, passo dopo passo, tuttavia si andrà mani- festando in maniera sempre più evidente l’essenza racchiusa nel materiale.

Scolpire il tempo, Andrej Tarkovskij

Sarebbe stimolante immaginare che un luogo, una volta modifi- cato dall’uomo, inneschi un processo di trasformazione che lo pla- smerà durante il tempo in cui riuscirà a vincere la forza di gravi- tà, servendo scopi differenti e modificando il proprio aspetto e le proprie strutture a seconda dei momenti in cui l’uomo interverrà su di esso. Potremmo pensare che un edificio maturi una sorta di “anima” e l’architetto divenga quasi un tramite tra una mutazione e l’altra sulla base dei valori di pensiero della società di cui fa parte, fotografando un determinato istante storico; l’edificio vive se cicli- camente spogliato e arricchito delle proprie parti, in un continuum che unisce i caratteri identitari delle varie epoche che si succedono. 

 

T2

MEMORIA

(…) giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria dove ripo- sano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose introdotte dalle percezioni, dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pen- siero e tutto ciò che vi fu messo al riparo.

Confessioni, Sant’Agostino

Qualora si affronti un processo finalizzato alla trasformazione del presente, la nostra mente istintivamente ricorre ai “tesori” che l’esperienza ha depositato all’interno della nostra coscien- za. La stratificazione di informazioni che ne consegue, consen- te di evolvere la capacità di sintesi a partire dal mondo som- merso delle cose passate. 

T7

Il progetto nasce dalla preservazione di un vuoto, dal quale germo- glierà una nuova forma costruita frutto della stratificazione di due momenti storici: lo spazio è prodotto dall’impronta della memoria depositata nel corso del tempo.

Il vuoto definito dall’attuale volumetria viene immaginato come cassero di una nuova materia “gettata” sopra l’attuale copertura; la colata tenta di esaltare l’atmosfera coltivata negli anni dalla fabbri- ca, che viene dunque trattata come invisibile prezioso reperto. Il ri- sultato è il calco dell’attuale volume che, quasi interamente preser- vato nelle dimensioni, diviene il nuovo vuoto su cui si imposta uno spazio pubblico adatto a contenere molteplici manifestazioni al co- perto. Il lavoro sui pieni e i vuoti consente di moltiplicare la super- ficie pubblica, che diviene un potente attrattore urbano stimolando l’interesse a usufruire delle nuove funzioni in grado di riattivare la vita sociale e economica dell’intero quartiere; in particolare le vo- lumetrie in angolo con via Guidiccioni ospiteranno una funzione ricettiva, un centro direzionale e commerciale, mentre il volume a ovest del sito di progetto amplierà l’attuale palestra in un centro fitness dotato di piscine, spa, bar e ristorante. Al centro dell’area di progetto è previsto un parcheggio interrato di 330 posti auto, che in occasione di eventi straordinari potranno essere aumentati fino a 600 stalli occupando parte della piazza coperta. Gli elementi di risalita collegano tutte le quote e le funzioni previste, dal parcheg- gio sino alla copertura abitata che, fratturata da un “cretto” centrale, introduce una tipologia in grado di contenere funzioni a carattere collettivo all’interno di un disegno riconducibile a una strada del centro storico di Lucca. La strada, quasi risultato del passaggio di un aratro, definisce un percorso da cui si stagliano alcune terrazze di paesaggio rurale, da cui traguardare le mura e il centro città; su que- sto ultimo piano orizzontale è possibile supporre una prosecuzione dei percorsi che si sviluppano al di sopra delle mura di fortificazio- ne, la cui altimetria diviene un’ideale “quota 0” dove alimentare le attività ricreative della città.

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[in collaboration with Arch. Alessandro Bartocci - Arch. Nicholas Diddi - Arch. Carlo Possati]